☳ Polpette n°349
Në dorë armët do t’i mbajmë / Të mbrojmë atdheun në çdo kënd / Të drejtat tona ne s’i ndajmë / Këtu armiqtë s’kanë vend!
in Albania continuano le proteste di piazza contro la decisione del governo di consentire al cognato di Trump Jared Kushner la costruzione di un resort di lusso a Sazan, l’unica vera isola albanese nonché riserva ambientale protetta.
il premier Edi Rama ha sospeso il progetto ma il popolo albanese, che ne ha viste tante e non si fida, continua a scendere in piazza. l’UE sta ammonendo il governo Rama: occhio che questa cosa può mettere a rischio l’ingresso dell’Albania nella UE, che è il tipo di conseguenza che può far finire molto male un governo, con popoli fumantini come quelli balcanici.
non solo la ricetta ma l’intera storia delle polpette albanesi, con la differenza tra kofte/qofte e kebab.
questa è Polpette, la vanzletter
di notizie è pieno il mondo, ma anche di polpette
è difficile quantificare l’enormità dell’ondata di calore del 2026
già misurare la temperatura è complicato per questioni di fisica (dove, detto male, il caldo non esiste: esiste solo la cessione di calore da un corpo all’ambiente in cui si trova), figuriamoci avere un’unità di misura comprensibile delle ondate di calore. si può ragionare solo su base statistica, ma anche lì dire che questa heat wave aveva “una probabilità su 26.000 anni” di avvenire non è che allarma più di tanto il cittadin3 comune. e chiamarlo anomalia non trasmette il fatto che il fenomeno è dovuto a un processo in corso e in continua crescita.
la scienza ha una certa difficoltà a comunicare con le parole l’urgenza della crisi climatica, perché se usa termini e concetti non difendibili al 100% esce dal rigore che le conferisce autorevolezza e si mette a rischio di delegittimazione. per questo usa termini come “siamo in uncharted territory“ che significa più o meno “da qui in poi può succedere di tutto perché non abbiamo riferimenti storici per queste temperature, né la capacità di prevedere i loro eventuali effetti”, ma all’orecchio del lettore medio evoca “wow, inesplorato, exciting!“.
l’altro numero interessante è estratto dal Monthly Briefing di Climate Central, il cui modello prevede un aumento medio delle temperature oceaniche entro fine anno, causato dalla sinergia tra riscaldamento dei mari e Niño, di 1,9° rispetto alla media preindustriale. ma questa è una media: la parte alta della forchetta predittiva (quella che ultimamente forse tende ad azzeccarci più spesso) arriva fino a un +3,2°.
sì, finito il Niño probabilmente torna a scendere, ma che danni riesce a fare all’Artico in quei mesi?
si vede meglio nel grafico, che in climatologia è sempre il linguaggio più eloquente: la linea rossa siamo noi rispetto agli altri anni con temperature record di sempre.
qui David Wallace Wells sul perché l’ondata di calore dell’estate 2026 è stata un evento così eccezionale e preoccupante. che si conclude con un peana in favore dell’aria condizionata che è un po’ un anticlimax, devo dire.
le emissioni del turismo sono causate principalmente dal 20 nazioni
non sorprendentemente, anche nel turismo vale la regola delle emissioni in generale: i più ricchi ne causano di più, i più poveri, che ne generano molte meno, sono i più soggetti agli effetti climatici. perfetta metafora del capitalismo, devo dire (più che una metafora un effetto diretto, by design).
quindi non sorprende che l’Italia sia tra i primi 20 paesi per emissioni resulting from residents’ domestic and outbound travel (ma non per emissioni del turismo inbound, il che mi suona strano).
le città italiane con più alberi (pro capite)
riporto orgogliosamente in quanto la mia città natale, Modena, è al primo posto, grazie a un’attenta politica nel corso di decenni in cui si sono preservati tre grandi parchi cittadini e alcuni altri più piccoli, opportunamente disposti a raggiera attorno al centro. mentre nella grande campagna circostante (”la bassa”) è stato tagliato il maggior numero di foreste possibili per far spazio a capannoni in cemento armato, oggi quasi tutti vuoti perché chi vuoi che li usi ormai.
come nel caso del recente rinnovamento urbanistico di Rimini, in una città puoi fare qualunque cosa se hai il tempo e la maggioranza in consiglio comunale per 15 anni, cioè almeno tre mandati. i soldi non sono mai un problema: quello che scarseggia è il tempo che hai a disposizione. per questo la stabilità di un’amministrazione (che a sua volta deriva dal consenso dell’elettorato per le misure prese) è molto più importante della ricchezza di un Comune.
rispetto ai 117 alberi per abitante di Modena, Bologna ne ha 22, Milano 18, Roma 11.
Torino, aiutata dal Valentino, dal parco Colletta e dai lungoPo, da Venaria Reale e da Stupinigi, ha 42 alberi per abitante, direi unica nelle prime 40 posizioni tra le città oltre i 300.000 abitanti.
ennesimo allarme: non capiamo come funzionano le AI
Christopher Olah, co-founder di Anthropic, ribadisce quanto già detto in passato: dobbiamo regolamentare la corsa alle AI perché le stesse aziende che le creano non ne capiscono il funzionamento, e continuano a scoprire cose allarmanti, come inspiegabili affinità tra il carattere della macchina e quello umano, anche sulle emozioni. “I don’t know what that means“.
hanno creato da zero una cellula “vivente”
o almeno “con tutte le caratteristiche di un organismo vivente” secondo il NYTimes: si nutre, cresce, si riproduce e compete per le risorse.
“Life is not binary. That’s why I’m hesitant to call this ‘alive.’ There’s no clear line, as much as we would love it to be.”
(Kate Adamala, a synthetic biologist who led the research)
abbiamo letto i rotoli di Ercolano senza aprirli
perché non potevamo: erano bruciati nei loro contenitori nell’eruzione del Vesuvio dell’anno 79 e non avevamo modo di aprirli. e allora abbiamo usato la microtomografia a raggi X a contrasto di fase ad alta risoluzione a beamline BM18 presso l’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble e il testo all’interno si è magicamente rivelato. affascinante.
l’app di delivery che non ti consegna niente
ma ti dà quel kick di dopamina quando clicchi l’acquisto. poi non ti arriva a casa niente perché sei unə gen Z poverə, ma almeno hai avuto la soddisfazione di ordinare.
sì è una cosa vera. ho appena ordinato una gustosa ciotola di Tom yum tailandese extra spicy che non mi arriverà tra 25 e 35 minuti. pagando il tutto con una carta fasulla fornita dal sito. con tanto di tracking stradale del driver (rovina un po’ l’esperienza il fatto che la mappa mostra etichette generiche di città anglosassone).
la Earth Black Box registrerà al nostra fine. forse.
costruita dall’australiana RousterLab nel deserto della Tasmania, Earth Black Box è un edificio (ma loro lo chiamano device) che ha lo scopo di registrare per sempre tutto quello che succede sul pianeta (a livello macro, naturalmente). centinaia di criteri e misurazioni per registrare la lenta discesa della specie umana verso l’autodistruzione ambientale. esattamente il genere di cosa che delizia questa newsletter.
e visto che stiamo parlando di catastrofi, ecco Doomsday machines, newsletter estremamente competente, ben ricercata e scritta da Alex Wellerstein, dedicata a tutte le numerose occasioni di Fine del Mondo e altre catastrofi più o meno probabili e imminenti.
Doomsday machines si occupa spesso, comprensibilmente, di olocausto nucleare: qui un numero dedicato alle previsioni del numero di vittime fatte dall’esercito USA in tutti gli scenari di guerra nucleare e uno dedicato a un numero di Life del 1945 che uscì con foto allucinanti del post-bomba a Hiroshima (reso possibile dal fatto che i giapponesi non erano considerati propriamente esseri umani, negli USA di quegli anni).
e qui un numero dedicato a 60 seconds!, game online che prevede di mettere al sicuro la propria famiglia nel bunker prima che scoppi la bomba.
giocabile su Steam a 9$.
una legge europea rende reato ripubblicare la propaganda russa
ed è punito anche farlo su siti non commerciali, senza scopo di lucro. lo ha stabilito la sentenza della Corte di Giustizia Europea nella causa C-67/25, Traugott Ickeroth.
questo vale sui siti web, che per molti versi sono accomunati all’editoria online, ma non mi pare riguardi i profili social. non puoi dunque denunciare lo zio putiniano per le minchiate che scrive su Facebook, sorry.
un viaggio nei menu dei ristoranti USA nel 20mo secolo
una documentata analisi di come sono cambiati i menu dei ristoranti USA di lusso nel corso del secolo passato, dalla totale dipendenza dalla cucina francese all’avvento della cucina americana, quella etnica, la fusion.
bella infografica animata, ma da nerd della cucina.
i film fondamentali sugli Stati Uniti
il NYTimes tenta l’impresa di elencare i film fondamentali per la costruzione della coscienza collettiva USA, da certo oscuro cinema black degli anni ‘60 e ‘70 a Disclosure day di Spielberg di quest’anno. passando per capolavori che dovresti avere visto come Scarface (l’originale del 32, non il Cimino con Pacino, per quanto anche quello…), There will be blood (”il Petroliere” nell’orrendo titolo italiano) e il delizioso e misconosciuto The Florida Project di Sean Baker, successivamente premio Oscar per Anora), visibile su Mubi e su Raiplay anche in VO con sototitoli italiani. poi ci sono Nashville, Dirty dancing e Zabriskie point.
ok ma i film migliori di quest’anno? sempre secondo il NYTimes sono (finora):
Disclosure Day
The Christophers
Exit 8
28 Years Later: The Bone Temple
Yes
Blue Heron
Pompei: Below the Clouds
Seeds
Miroirs No. 3
Everybody to Kenmure Street
non te li linko su Justwatch perché tanto sono prevalentemente in sala, o non distribuiti, o comunque non visibili nel mercato streaming italiano.
agli Emmy invece…
ha fatto il botto di nomination il drama di pronto soccorso The Pitt (HBO, Sky, Now), ma ci sono anche altre ottime cose che ti consiglio, oltre a The Pitt:
The Diplomat (Netflix)
Pluribus (Apple TV)
Slow Horses (Apple TV)
Your Friends & Neighbors (Apple TV)
The Bear (FX)
Shrinking (Apple TV)
The Morning Show (Apple TV)
e Widow’s Bay (Apple TV), gioiellino inaspettato dell’anno, tra Stephen King e Steven Spielberg con un occhio particolare allo Squalo.
ne deriva che Apple TV batte a mani basse la concorrenza quando si tratta di produrre/distribuire serie TV. poi c’è la questione che non sta fatturando nemmeno lontanamente quanto servirebbe per sostenere lo sforzo produttivo. è vero che Apple ha altre revenue, ma nessun investimento nel media televisivo resiste a lungo, senza un ritorno sensato.
MA NON È FINITA: I MIGLIORI FILM DELLE POLPETTE
da oggi hai anche (risorsa, lasciamelo dire, fondamentale) tutti i film visti negli ultimi anni dalle Polpette, ordinati in ordine di gradimento della redazione.
il pratico Foglio Google qui sopra contiene nella colonna F una macro che dovrebbe linkare automagicamente alla scheda del film su Justwatch, acciocché tu possa determinare se è visibile nella giungla dei diritti streaming italiani.
un Rothko per ogni ora del giorno, in ogni città del mondo
il prodottino della settimana: tornare all’orologio tradizionale
che non so quanto sia nelle tue priorità, ma da quando sono passato alla fitness band mi sono reso conto che lo smartwatch non mi serve mica più a molto: le metriche di salute, workout e sonno le registra il braccialetto senza disturbare.
quindi per me oggi un buon orologio da polso meccanico ha una serie di vantaggi: è più bello, dà più soddisfazione al polso, non va caricato, ci vai sott’acqua senza pensieri, non ti si accende spontaneamente al cinema (e/o non devi gestirne manualmente l’attività), non diventa obsoleto e non perde tutto il valore in meno di 10 anni.
qui ci sarebbe un discorso da fare sull’orologio come investimento, ma io non sono un collezionista e non mi interessa. mi oriento quindi su una fascia di prezzo che mi dia qualità nel tempo senza sperare che si apprezzi anche (perché un orologio sia un investimento bisogna andare sui brand luxury sopra i 5.000€).
gli orlologi da polso si raggruppano in diverse famiglie in base all’uso: gli scuba (subacquei) sono resistenti, vanno sott’acqua e hanno una ghiera numerata che permette di misurare i minuti di immersione; i cronografi hanno i tasti laterali di start/stop e piccoli quadranti separati per cronometrare i tempi; i GMT hanno il doppio fuso orario per i viaggi. possono essere al quarzo (alimentati a batteria), automatici (caricati dal movimento del polso) o ormai raramente a carica manuale. alcuni brand (es Citizen) sfruttano la ricarica fotovoltaica.
i miei criteri: tra 250 e 400€ per un minimo di qualità e durata senza svenarsi (per quanto ci sono Casio da 30 euro che durano una vita) subbaqquo, movimento automatico, cinturino in acciaio, no cronografo che complica le cose senza servirmi a niente, ci voglio i numeri sul quadrante e non le lineette (il che ne esclude la maggior parte), voglio numero e giorno della settimana (il che ne esclude ancora di più).
alla fine, sai mai ti fregasse, la scelta è caduta su un Seiko 5 Field HDB006, che ha il datario completo e una ghiera a bussola - che dubito userò mai visto che ho uno smartphone in tasca, ma fa figo fingere di sapere sempre dov’è il nord.




Vaaaaaanz lo Scarface con Pacino non è di Cimino…! 😜